Di Salvatore Nino
Verbania (MI) ITALIA - 27/06/1924
L'opera in scheda è del 1990 e si concentra su un tema caro a Di Salvatore che già nel 1950 si è trovato ad affrontare: lo “spazio”. “Sono del parere che indifferibile condizione per la validità della pittura non possa essere che la precisa ed organica innucleazione di una metafisica prodotta dallo spazio puro. Ritenendo di meglio precisare la mia concezione dello spazio, aggiungerò: esso è il corpo, è l'esteriorità di quell'interiorità o verità o coscienza della materia organizzata che è la razionalità intellettiva dell'uomo. (...) Lo spazio è la folgorazione della forma, è la forma che diviene quarta dimensione; è dunque evidente che esso non è una sorta di simbologia.(...) La conclusione del processo creativo dello spazio è quella di indicare all'osservatore il ritmo, l'ordine, il clima in cui incanalare la sua immaginazione e a sua meditazione, senza mai costringerlo ad una banale associazione di idee, ed allora è evidente che le deduzioni formulate in questo discorso non impediscono di costringere lo spazio entro una misura; esso non è un'astrazione, non è nemmeno una corpulenza, ma poiché noi possiamo percepirlo, io dirò che esso è una nuova “Sachlichkeit”, od oggettività, concretezza.” (Estratti dallo scritto del 1950 e pubblicato nel 1951 in “Di Salvatore. Dieci incisioni”. Prefazione di André Bloc, direttore di “Aujourd'hui” Ed. Salto, Milano, 1951).