IL COLORE
Per tutti gli artisti, in ogni contesto storico, è stata importante la conoscenza degli effetti di colore e la possibilità di controllarli.

Per gli artisti della tendenza neocostruttivista è invece necessario procedere scientificamente, impiegando i colori sulla scorta di una teoria ben precisa, sulla scia delle riflessioni che storicamente partono da Goethe, Runge, Bezold, Chevreul per arrivare a Itten e Albers, autori che hanno cercato di dimostrare l'esistenza nell'ambito dei colori di leggi e principi fondamentali aventi carattere di obiettività, attraverso i quali si può esaminare con più rigore il problema del limite soggettivo del gusto.

Si tratta allora di eliminare dalla pittura qualsiasi istanza rappresentativa e narrativa, qualsiasi accensione emozionale, per concentrarsi sulla teoria strutturale dei colori, sui loro rapporti quantitativi e qualitativi, sui loro contrasti ed accordi, sulle loro implicazioni psicologiche.

La pittura si allontana dalle sue caratterizzazioni tradizionali, dalla pittura stessa insomma, diventando, come molti hanno sottolineato, una pittura senza sensibilità, senza qualità, una sorta di metapittura.

I pigmenti vengono stesi regolarmente, con precisione, in strutture e griglie basate sulle forme geometriche primarie come risulta evidente per esempio in Philip Morisson e Diego Mazzonelli.

Hugo Demarco impiega una griglia di quadrati in cui due coppie di complementari danno luogo a delle combinazioni che costituiscono una famiglia di composti perfettamente omogenea.

Sempre utilizzando forme geometriche minimali Horacio Garcia Rossi costruisce la sua opera in base alla gradazione tonale, mentre Aldo Schmid si concentra sui rapporti di contrasto.